RECENSIONI "MUSIPLANO"


CRITICAL JAZZ

After putting together his Colours Jazz Orchestra and playing a multitude of gigs with many bands trombonist Massimo Morganti decided to take a walk on the jazz side while composing some very personal pieces and releasing these with the Massimorganti Quartet on this release entitled Musiplano.

There is a tremendously unique and engaging compositional voice at work here, more than advanced theory or compositional mastery at an advanced degree setting a great deal of this music has to do with the general feeling or symbiotic chemistry from years of familiarity breeding content. The end result of the familiarity spoken of here is a state of musical being where the more traditional trombone voice is transported to another musical dimension or plane if you will. The quartet is traveling in a direction led first and foremost  by the music itself.

The opening tune "Bill Ates" which at times sounds like something from American theatre is a beautiful extended solo with hints of American broadway tossed in thanks to the incredible lyrical bassist Gabriele Pesaresi while drummer Stefano Paolini rides the groove for all it is worth.  A subtle and seemingly unintended master class in swing where the 4tet comes out firing on all cylinders. Morganti's musical soul comes shining through the music and it is indeed the music acting as the sonic tour guide to take your mind on an expansive journey through swing and a journey deep into the center of your own musical DNA. Guitarist Angelo Lazzeri opens the title track which borders that of a more wistful ballad "Musiplano." An expansive sonic experience, an intimate journey with a playful harmonic center and ample room for the band to stretch out and especially allow the zen like approach of guitarist Lazzeri to embrace a tune where notes are never wasted but instead linger for effect and a lyrical sense of purpose always seems to be the over riding theme of the day. "Stella" is like morning coffee, occasionally slow to percolate for our liking but once started the robust and satisfying results stay with you long after the last cup.

While Massimo Morganti is a first call trombonist and backed by and with equally talented ensemble playing there leaves any word or room to doubt that the Massimorgati Quartet is perhaps one of the most formidable and versatile 4tets coming out of Europe in years. This ensemble sidesteps standard categorization at almost every turn with effortless playing, thoughtful compositions and engaging solo work by Massimo Morganti.

Brent Black

ALL ABOUT JAZZ ITALIA

Quello capitanato dal trombonista Massimo Morganti è un quartetto molto affiatato, dal grande senso melodico e dalle doti tecniche piegate costantemente a favore di una profonda espressività.
Questo grazie alla scrittura del leader - già direttore della Colours Jazz Orchestra e sideman in diversi progetti - , che firma cinque dei sette brani in scaletta, dove troviamo una concezione melodica che esalta la voglia di intavolare discorsi complessi e allo stesso momento comprensibili, ai quali partecipa, in maniera determinante, il chitarrista Angelo Lazzeri. Insieme a Morganti formano una coppia vincente, in grado di catturare l'attenzione per l'intera durata di Musiplano, un album sincero e suonato con la giusta grinta e senza mai strafare. In tal senso si rivelano basilari i contributi della sezione ritmica (Gabriele Pesaresi: contrabbasso e Stefano Paolini: batteria) che vanno a formare un'intelaiatura solida, che permette ai due solisti di ritagliarsi passaggi grintosi, come in "Signor K," o di ricamare ellissi melodiche che valorizzano a più riprese la tracklist.
Lo si potrebbe definire cool jazz, senza però dimenticare sia le atmosfere bluesy che pervadono la musica di Morganti che i passaggi leggermente più marcati che spostano l'equilibrio stilistico verso un territorio boppistico. Lo si potrebbe meglio definire come un ottimo lavoro, che si lascia ascoltare più volte e sempre con rinnovato interesse.
Valutazione: 3.5 stelle

Roberto Paviglianiti



JAZZPODIUM

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JAZZITALIA


Bastano le prime note del brano iniziale (Bill Ates, una vendetta lessicale contro il patron della Microsoft, il cui correttore automatico del software di videoscrittura toglie sistematicamente la g dal cognome del leader), per stabilire il clima di questo riuscito cd del quartetto del trombonista Massimo Morganti. Una sorta di neo cool le cui atmosfere ruotano intorno all'intesa tra il leader e la chitarra elettrica di Lazzeri, con basso e batteria che contribuiscono in maniera eccellente a conferire all'insieme rilassatezza, ma anche a scaldare il clima nel momento opportuno. Morganti, che è leader anche di un'altra formazione, la Colours Jazz Orchestra, e protagonista di altre valide collaborazioni (Radar Band), ha un suono terso e comunicativo appena modificato a tratti da un parsimonioso uso dell'elettronica, un fraseggio pregno della migliore tradizione moderna dello strumento, e buone capacità compositive, qui rappresentate da cinque brani originali, uno dei quali, Signor K., si distacca dal clima prevalente nel cd perché legato a eventi dolorosi nella vita di Morganti, ed è caratterizzato da una rabbia espressa mediante un rock teso e tirato.

Vincenzo Fugaldi

JAZZIT

Se c'è un elemento base che contraddistingue la musica del quartetto del trombonista marchigiano Massimo Morganti (fondatore e direttore della Colours Jazz Orchestra dal 2002) è il cambiamento, la trasformazione, il continuo rinnovamento di soluzioni timbriche, formali e ritmiche. Ne è un esempio particolarmente efficace Gioco C, una lunga suite in tonalità di do maggiore, come evoca il titolo, dove troviamo un'introduzione affidata al trombone con suoni esasperati dall'elettronica, una sezione più lirica e rarefatta con Angelo Lazzeri che costruisce deliziose tessiture friselliane, e poi un assolo di batteria in completa solitudine, à la Max Roach; segue il ritorno ad un suono collettivo con un bel riff funkeggiante che culmina nell'ennesimo assolo di batteria e in una coda. Affascina l'interpretazione di Like Someone In Love, con un'introduzione dalle "open form" destabilizzanti e un arrangiamento che cambia in funzione dei solisti (addirittura hard bop nell'intervento di Lazzeri), la malinconica ballad in 6/4 dal titolo Musiplano e l'ostinato di Signor K.

Luciano Vanni

GIORNALE DELLA MUSICA

S'è preso una rivincita con il programma Word nella versione italiana il trombonista marchigiano Massimo Morganti: abituato a vedere sui manifesti e locandine il cognome deprivato della "g", ha intitolato la prima composizione di Musiplano Bill Ates... Un pò di gioco non nuoce, per un disco che invece si rivela assai serio, nella poetica e nelle intenzioni. Morganti, che ricordiamo con la sua notevole Colours Jazz Orchestra, non è interessato ad esplorare con lo strumento espressionistiche dissonanze o timbriche particolarmente ruvide. Non è sulla scia di un Petrella, per capirsi. Gli piace invece dipanare su composizioni lunghe, e spesso innervate su tempi medi, un suono terso e lirico, occasionalmente intergrato da un leggero spolvero di elettronica. Il campo d'azione è quindi un moderno hard bop, con un'accentuata funzione dialogica lasciata alle sei corde di Angelo Lazzeri, mentre l'appoggio ritmico (eccellente) è garantito dal bassista Gabriele Pesaresi e dal batterista Stefano Paolini. Anche quando si vira verso il funk la musica (registrata per la label tedesca Neuklang) mantiene una sua tersa eleganza: come avviene nel sesto brano, SIgnor K.

Guido Festinese

JAZZTHING

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JAZZnMORE

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