RECENSIONI "PIPELETTES"


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JAZZIT

"Pipelettes" propone un sound elettroacustico, con la ritmica molto attenta a lasciare spazi alle peculiarità stilistiche del leader: Lazzeri alterna fraseggi melodici ad accordi, bicordi, arpeggi, cluster, sintetizzando ottimamente nella sua cifra stilistica sia il sound classico della chitarra jazz sia quello contemporaneo, più aggressivo e graffiante. Molto interessante è anche l'utilizzo della chitarra acustica (The Unsung Heroes in 5/4, Corso Cavour) che esalta ulteriormente le (già) notevoli dinamiche. Bumble Bee è un esempio della fantasia di Lazzeri, sostenuto dal groove di basso e impreziosito dal solo di Corsi. Just This è un medium jazz waltz molto aperto, mentre il sound più nero e sanguigno colora Tip Tap, con un notevole uso delle pause nel solo del leader. Efficace l'arrangiamento della conclusiva Alone Together , senza batteria, con interessanti sostituzioni armoniche a colorare il dialogo dei due strumenti.

Eugenio Mirti JAZZIT LIKES IT

JAZZCONVENTION
Nove brani originali e uno standard - Alone Together - sono gli episodi che compongono Pipelettes il nuovo lavoro di Angelo Lazzeri, alla guida di un trio asciutto ed essenziale, caratterizzato dalla stretta connessione che unisce i suoi componenti. Chitarra, contrabbasso e batteria costituiscono un trio ormai consolidato nell'immaginario del jazz, pur mantenendo uno spettro ampio di possibilità espressive - dalle atmosfere semiacustiche a quelle del power trio, per intenderci. Angelo Lazzeri con Daniele Mencarelli e Paolo Corsi ne percorrono una buona quantità e rendono il disco una sorta di esercizio di stile nel quale si intersecano le composizioni articolate del chitarrista con i diversi modi di intendere la formazione e i riferimenti storici della chitarra jazz. Dalle atmosfere riflessive dell'eponima Pipelettes si arriva alla rilettura in duo, rarefatta e intima, di Alone Together attraverso una serie di brani diversi per ambientazione: il trio si muove dalle derive contemporanee ad accenti midwestern, da una lettura moderna dello swing allo sguardo attento e personale al jazz degli anni '60. In questo senso l'interplay stabilito tra Lazzeri, Mencarelli e Corsi nel corso di collaborazioni e concerti rende agevole e tutto sommato compatta l'escursione nelle diverse direzioni: i brani di Pipelettes diventano così il terreno congeniale per le continue evoluzioni dei tre musicisti, sempre propositivi e attenti a dare il proprio contributo in fase di esecuzione al brano. La scrittura di Lazzeri riesce a coniugare la voglia di proporre temi dalla struttura articolata con la necessità di mantenere godibile, non complicata e ariosa la propria musica. Il chitarrista, senza manifestare intenzioni velleitarie o rivoluzionarie, riesce a smarcarsi da posizioni di manierismo sterile: i brani si appoggiano alla tradizione per emanciparsi in maniera ragionata e personale dai riferimenti culturali e sonori di partenza.

Fabio Ciminiera

MUSICA JAZZ
Il consistente catalogo della Dodicilune si arricchisce di nuances sempre differenti e dà voce a interessanti musicisti italiani come (...) il lavoro di Lazzeri, con nove composizioni firmate dal leader e un solo standard: Alone Together. Ottima la tecnica e diversi gli spunti compositivi di pregio; in prima base vi è l'interplay tra i tre musicisti (con Lazzeri alla chitarra, Daniele Mencarelli al contrabbasso e Paolo Corsi alla batteria), che funziona a meraviglia.
Alceste Ayroldi

angelo uj 11

ONLINE JAZZ
Angelo Lazzeri alle chitarre, Daniele Mencarelli al contrabbasso e basso elettrico e Paolo Corsi alla batteria sono i componenti di questo trio tutt’altro che banale. Splendida intesa, eccellente equilibrio tra sezione ritmica e chitarra solista, sapiente uso della dinamica: queste, in estrema sintesi, le note caratterizzanti la cifra stilistica del trio. Evidentemente il peso maggiore è sulle spalle del leader che si dimostra eccellente solista sia alla chitarra acustica sia a quella elettrica, nonché eccellente compositore dal momento che nove dei dieci pezzi contenuti nel CD sono suoi (l’altro è il celebre “Alone Together” di Arthur Schwartz). L’album si apre con il brano che da il titolo all’intero album, una composizione dalle architetture piuttosto complesse in cui Lazzeri offre un primo assaggio delle sue ottime capacità esecutive, immediatamente confermate dal successivo “Bumble bee” in cui si ascolta, anche, un bell’ assolo di Paolo Corsi alla batteria. In “The Unsung Heroes” e “Corso Cavour” Lazzeri passa alla chitarra acustica ma la musica non ne risente in quanto il sound è sempre piuttosto originale e più serrato che mai il dialogo con batteria e soprattutto contrabbasso (specie nel primo brano). L’album si chiude con una splendida versione di “Alone Together” interpretata in duo senza batteria: Lazzeri e Mencarelli dialogano alla pari con grande raffinatezza armonica.

Gerlando Gatto

ALL ABOUT JAZZ
Ai tanti studenti dei corsi di jazz tenuti nella penisola i nomi di Angelo Lazzeri e dei suoi sideman Daniele Mencarelli e Paolo Corsi sono piuttosto conosciuti, in quanto l'attività didattica è parte fondamentale della loro carriera musicale.Si conoscono da tanti anni e su questo Pipelettes il trio mostra comunanza di idee una intesa che trapela nelle loro esecuzioni, sempre molto interessanti. Alle composizioni di Lazzeri, tutte di buon livello, seguono improvvisazioni in cui l'interazione fra i tre è quasi empatica su arrangiamenti di ottima fattura.
Troviamo richiami ai trii per chitarra più classici ma, allo stesso tempo, c'è dentro l'energia mostrata dei gruppi fusion. Una bel cocktail di tradizione e innovazione, fatto senza ricorrere agli standards, se non nell'ultimo brano, un "Alone Togehther" eseguito dal Lazzeri e il basso elettrico di Daniele Mencareli in cui si ascoltano interessanti sostituzioni armoniche.
Nel complesso, questo trio mette in mostra un'ampia cultura jazzistica e riesce a farla fruttare per cinquanta minuti di jazz suonato senza banalità.
Vittorio Lo Conte

L'ISOLA CHE NON C'ERA
Un trio “classico”, decisamente, ed un approccio strumentale altrettanto classico, privo di forzature, senza fronzoli, diretto ed asciutto: il trio di Angelo Lazzeri, forte di una intensa attività dal vivo, non ha certo problemi di interplay. Anzi, per certi versi viaggia con il pilota automatico inserito, se in questo senso si intende la tranquillità e la sicurezza di “trovarsi”, sempre e comunque, senza alcuna difficoltà.
In effetti i dieci brani che compongono Pipelettes hanno una struttura estremamente semplice, ed assomigliano, per certi versi, a dieci singole jam session, proprio per la naturalezza con cui si sviluppano, quasi non ci fosse uno spartito alle loro spalle, ma i musicisti, partendo da un’idea, da un abbozzo iniziale, lasciassero scorrere le idee in totale libertà, senza mai perdere il filo del discorso. E, forse, il fatto di conoscersi così bene, permette loro di “sentirsi” prima ancora di suonare.
Qualche accenno alla fusion degli anni ’80, alcuni passaggi ricordano il Larry Carlton più morbido, ampi riferimenti al jazz anni ’60, Charlie Christian, Joe Pass, Wes Montgomery, ma anche la capacità di sviluppare un discorso musicale proprio senza riproporre sequenze già sentite, e di raccogliere e sviluppare l’eredità tecnica di quei periodi.
Interessante, ad esempio, l’uso dei piatti da parte di Paolo Corsi, a tratti prevalenti sul più “canonico” rullante, senza per questo perdere nulla nell’efficacia ritmica, così come risultano efficaci i contrappunti di Daniele Mencarelli, che conferma la solidità e la ricchezza di talenti della scuola italiana dei bassisti/contrabbassisti.
Angelo Lazzeri e la sua chitarra, peraltro, suonano “rotondo”, con timbriche soft: spesso le corde sono più accarezzate che “colpite”, le pennate non aggrediscono, ma accompagnano la melodia, creando un effetto sonoro piacevole, solare, intenso. Cactus, ad esempio, titolo davvero tutt’altro che casuale, offre davvero la sensazione di una camminata nel deserto, dei passi affaticati nella sabbia, del caldo e della sete…
Anche nei brani in cui appare la chitarra acustica, ad esempio Corso Cavour, i timbri sono sempre molto delicati, poco metallici; la ricerca dell’armonia prevale sull’approccio grintoso, che pure fa capolino, di tanto in tanto.
Un album equilibrato, meditativo, ragionato, eppure intriso di libertà espressiva, un lavoro stilisticamente uniforme che lascia però lo spazio a guizzi, invenzioni, improvvise accelerazioni - il tutto senza mai scivolare nel barocco o nell’autocompiacimento.

Andrea Romeo


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