RECENSIONI "LOVE, GLOOM, CASH, LOVE"

CORRIERE DELLA SERA

«Love, Gloom, Cash, Love» è un gioiellino che mostra quanto importanti siano per dei musicisti smaliziati le proposte «istituzionali». Il disco della Perugia Jazz Orchestra, ricca di valorosi solisti, nasce da un’idea di Stefano Zenni, che nel 1999 per la rassegna Metastasio Jazz di Prato chiese all’arrangiatore Mario Raja di elaborare per big band la musica del misconosciuto jazzista americano Herbie Nichols, morto giovane nel 1963.
Un’operazione analoga ai «Quadri di un’esposizione» di Ravel: Nichols realizzò i propri brani al pianoforte, mentre qui si squadernano paesaggi coloratissimi, di grande potenza evocativa, lungo i quali appaiono tante culture. Pensava davvero tutto ciò l’autore? Non possiamo saperlo, ma il risultato convince in pieno.

Claudio Sessa


booklet corretto

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In un periodo in cui i soldi scarseggiano per tutto (figuriamoci per il jazz) mantenere un’orchestra è diventata impresa ai limiti dell’impossibile. Lo stesso
Auditorium Parco della Musica di Roma ha dovuto fare un passo indietro riducendo l’organico di quella big band che, sotto l’abile direzione di Maurizio Giammarco, aveva ottenuto splendidi risultati. In un tale contesto va rivolta particolare ammirazione a chi, con coraggio, persegue nell’idea di condurre una big band. E’ il caso di Mario Raja, sassofonista – compositore – arrangiatore – direttore d’orchestra – che nei mesi scorsi ha registrato questo splendido album dedicato ad Herbie Nichols alla testa della “Perugia Jazz Orchestra” che fa così il suo esordio discografico. Nel suo genere si tratta di un vero e proprio gioiellino sia per il repertorio scelto sia per l’ottima interpretazione fornita dalla band. Herbie Nichols è stato uno straordinario e originalissimo compositore nonché ottimo pianista che ha avuto il merito di elaborare un linguaggio allo stesso tempo legato alla tradizione ma proiettato nel futuro sì da anticipare i successivi sviluppi della musica afro-americana. Ebbene, nonostante sia unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi compositori della storia del jazz, solo vent’anni dopo la sua morte il mondo del jazz sembra essersi ricordato di lui. Anche di qui l’ interesse per questo album che presenta – come si accennava – un’orchestra davvero notevole, composta nella totalità da eccellenti musicisti, e impreziosita nell’occasione dagli arrangiamenti di Mario Raja che fornisce una lettura originale delle composizioni di Nichols. In effetti Herbie ha inciso tutte le sue composizioni o in trio o per piano solo cosicché Raja ha dovuto sobbarcarsi un lavoro notevole predisponendo partiture per orchestra.
Ma il lavoro – come afferma Stefano Zenni, responsabile del progetto – trova una sua precisa ragion d’essere nel fatto che in realtà le sue composizioni rivelano “un’ispirazione chiaramente orchestrale” E come dargli torto ascoltando, ad esempio, “Blue Chopsticks” il meraviglioso brano che apre l’album o “Infatuation eyes” con uno splendido assolo del
pianista Marcello Lupoi… e l’elencazione potrebbe essere tanto lunga quanto inutile dal momento che ad un ascolto attento i colori orchestrali delle partiture di Nichols, così brillantemente portate in primo piano da Mario Raja, risplenderanno con tutta evidenza.

Gerlando Gatto.
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